La Gestalt all’Istituto Gestalt Bologna

Margherita Biavati

L’approccio gestaltico-fenomenologico-esistenziale a cui si rifà l’IGB è un approccio creativo e stimolante che molto ha a che vedere con l’Arte.

L’importanza del linguaggio: la terapia sin della sua nascita è considerata una “cura con le parole”. Se le parole possono curare, il linguaggio acquista un valore straordinario, poiché definisce quello che siamo. Per mantenere la forza e il valore del linguaggio occorre utilizzarlo al meglio, in modo etico, creando delle comunicazioni autentiche.

  • La posizione fenomenologica-esistenziale si assume quando una persona è disposta a prendersi la responsabilità di ciò che gli accade. Nel caso di una seduta terapeutica è la posizione che due esseri umani si sforzano di assumere per essere presenti con rispetto, benevolenza, senza boria, né arroganza. Non facile per mille motivi.
  • La terapia è un apprendimento esperienziale. Cosa cerca una persona che inizia un percorso terapeutico? Inizialmente lo stare meglio da un disagio, liberarsi da un malessere sembra bastare, ma ben presto si accorge che la sua sofferenza è legata all’essere lontana da se stessa, al non sapere chi è, che cosa vuole e come deve fare per prenderselo. Ha difficoltà ad assumersi la responsabilità del proprio malessere e rimprovera gli altri e il mondo per le situazioni spiacevoli della propria vita. L’assunzione di responsabilità sembra scomoda perché significa mettersi in discussione, accettare di non sapere e dover imparare nuove competenze per vivere meglio; ma presto ci si si accorge che sapere quali sono i nostri bisogni, cosa piace e cosa non piace, cosa vogliamo e come acquisirlo è un viaggio affascinante, una lenta e continua esplorazione in cui occorre staccarsi da soluzioni usuali per accogliere il nuovo. Vista così la seduta diventa un luogo rassicurante in cui cercare nuove risposte; uno spazio in cui il terapeuta accompagna il paziente a vivere nuove esperienze e a commettere errori, senza rischiare di fallire realmente. Fondamentale e il ruolo dell’immaginazione.
  • Il terapeuta gestaltico è una persona che vibra per quello che accade al paziente, senza temere di non essere neutrale, perché è proprio nello scambio autentico che si trovano nuovi valori esistenziali. Quello che sento come terapeuta, diventa una bussola per orientarmi, conoscere e trasformare, ma non è facile da fare: si tratta di impegnarsi in una comunicazione autentica in cui accolgo quello che emerge da dentro momento per momento allo scopo di rianimare nell’altro quel dinamismo interiore che si era bloccato, per riportarlo all’energia del desiderio. Le situazioni lontane vengono rielaborate con la vividezza delle sensazioni e delle emozioni del “qui e ora”: un lavoro che restituisce al paziente la capacità di essere presente, di smettere di interrompere la connessione per evitare le emozioni, che si tratti di amore, di odio, di gioia o di dolore. Evitamenti responsabili di situazioni nevrotiche e di vite vissute a metà.

Il setting di gruppo nella Gestalt ha un’efficacia straordinaria quasi irraggiungibile negli incontri individuali. La sua valenza e il valore aggiunto che lo caratterizzano sono:

  • L’attuazione di una comunicazione efficace e profonda che insegna ad essere empatici e a costruire nel gruppo stesso relazioni autentiche.
  • Ogni partecipante funge da sostegno relazionale, ma al tempo stesso i feedback dei compagni permettono di scoprire, senza troppi veli, quali reazioni si provoca con i propri comportamenti.
  • La funzione etica e co-terapeutica anch’esse di grande valore in quanto nel gruppo i temi del rispetto dell’altro, della benevolenza e dell’autenticità, sono in primo piano e creano un’atmosfera in cui la manipolazione diventa assai meno improbabile da parte di tutti.
  • Nei gruppi di Arteterapia gestaltica in cui l’impegno di tutti è esprimersi al meglio delle proprie possibilità la condivisione diventa un’esperienza ancora più ricca, intensa e coinvolgente.

Nel setting di coppia vigono le stesse priorità. Gli aspetti fondamentali sono i medesimi del gruppo e delle individuali: 1) saper assumere una posizione autocritica 2) imparare a costruire una comunicazione autentica ed empatica. Inoltre, sulla coppia si può lavorare anche con una sola delle persone; il valore aggiunto in questo caso è proprio quello di esserci entrambi per vivere un’esperienza in cui ognuno si assume, nel contatto con l’altro, la responsabilità di se stesso e della relazione. Le tematiche fondamentali sono:

  • Trovare una “buona distanza”: sapersi muovere fra momenti individuali che accrescono la soddisfazione personale e lo spazio comune in cui esserci con le qualità indispensabili al rapporto: attenzione, comprensione, tenerezza, flessibilità e pazienza;
  • La capacità di avere conflitti e quella sapersi di riconciliare: l’aggressività deve essere tarata fra il potersi avvicinare all’altro per conoscerlo e farsi conoscere e il rispetto delle specificità reciproche: avere abbastanza forza per esprimersi senza oltrepassare certi limiti e non trasformare la forza in prevaricazione o manipolazione. Si tratta di saper sostenere le proprie posizioni senza sottrarsi al contatto per paura di provocare rotture. Evitare a oltranza i conflitti sovraccarica il clima relazionale di aggressività passiva provocando dubbi, inquietudine, senso di vuoto e perdita, disinvestimento energetico.
  • Mantenere il desiderio reciproco: se le dinamiche di competitività e pretesa prendono il sopravvento, l’attrattiva, l’eros e il fascino calano. Per mantenerli vivi occorre reggere la continua alternanza fra il desiderio di unione e di diversità, in una posizione sempre al limite fra l’uno e l’altro, fra l’io e il tu.
  • La riscoperta del sé con l’altro apre la via a una comunicazione autentica e profonda, al sapersi ascoltare ed essere vicini con le proprie contraddizioni e fragilità per affrontare assieme le difficoltà della vita, essere complici e saper sostenere la crescita dell’altro