Ascolto del corpo, fonte di ispirazione e saggezza

Dott.ssa Ilenia Boccaletti

Secondo la teoria della Gestalt non vi sono aspetti interiori che l’uomo, disposto ad ascoltarsi profondamente, non possa raggiungere con la propria consapevolezza, e l’arteterapia, in specifico  il teatro, è uno strumento molto valido per accorgersi di sé e percepire ciò che si muove dentro il proprio corpo, ancora non compreso né espresso.

Fare teatro nel counselling della Gestalt non è recitare un copione ma, improvvisando, dare la possibilità alla persona di mettere in scena i propri personaggi interni con le loro problematiche e conflittualità e sperimentare nuove risorse e nuove modalità di gestire le relazioni umane. Scrittura creativa e teatro d’improvvisazione allenano le persone a sperimentarsi, ad ascoltarsi e a riconoscere i propri sentimenti nascosti, con l’obiettivo di una maggior conoscenza di sé e di acquisire competenza ed efficacia nella gestione del proprio vissuto emozionale.

Non avere chiaro il proprio sentire emozionale o non riuscire a manifestarlo e reprimerlo dentro, provoca un senso di frustrazione e disagio dannoso sia dal punto di vista fisico che psichico, ma anche quando si è più in contatto con i propri sentimenti, occorre avere degli strumenti validi per gestirli e cogliere anche cognitivamente il loro stimolo: da cui è fondamentale l’apprendimento di metodi efficaci e costruttivi per far fronte ognuno alla vastità dei propri impulsi interni.

Durante la crescita, per sopravvivere nell’ambiente familiare, essere amati, protetti e benvoluti assumiamo acriticamente comportamenti e atteggiamenti che intuitivamente riteniamo più opportuni ma che, diventando meccanici ci allontanano dai noi stessi e ci fanno perdere la capacità organismica innata di autoregolazione. In gestalt questi meccanismi sono visti come auto-interruzioni e resistenze messe in atto per proteggersi.

Mentre nell’infanzia questo processo è una questione di sopravvivenza nella vita adulta diventa una questione di scelta, e occorre una buona dose di coraggio, come dice Nietzsche “il coraggio di vivere in opposto alla vigliaccheria” per percorrere la strada della consapevolezza, della riscoperta di sé, dell’auto-affermazione, dell’abbandono dei comportamenti ripetitivi e del recupero della capacità di individuare la propria strada; la ricompensa finale è che l’auto-affermazione è sempre accompagnata da una profonda gioia, energia, eros, voglia di vivere.

In gestalt chiamiamo “responsabilità” la capacità di scegliere, riconoscere gli aspetti negati di sé e muoversi verso la loro integrazione. Nel teatro la persona, attraverso l’ascolto del corpo e l’immedesimazione nei propri personaggi interni, si concede il permesso e la libertà, al di là di ogni limitante giudizio, di esprimere la propria condizione e lasciare emergere i conflitti interni, in una situazione di accettazione e consapevolezza, unica via per qualsiasi trasformazione.

L’essere umano nudo, autentico, liberato dall’ansia di prestazione e di piacere agli altri ad ogni costo, diventa affascinante più che mai, perché il fascino è nell’essenza della persona e non in ciò che appare. La conoscenza degli aspetti interiori, sia di quelli limitanti della personalità sia delle potenzialità creative, mette l’individuo in grado di scegliere e trovare un proprio equilibrio tra le abitudini nevrotiche e i bisogni autentici, vitali.

Scrittura e Teatro creativo stimolano l’individuo a prendere contatto con il proprio mondo interno emozionale e sensoriale, con i propri personaggi/aspetti di sé, compreso quegli oscuri e spiacevoli, per entrare in un’atmosfera di libertà e finalmente raccontare la propria storia. Compito del Counsellor è incoraggiarlo a soffermarsi su ciò che emerge e abbandonarsi all’illogicità e all’impeto del proprio impulso, ma solo una partecipazione empatica, neutrale e non giudicante può indurre nell’altro lo stesso atteggiamento e creare un’atmosfera di libertà utile alla ricerca degli aspetti ancora sconosciuti e inesplorati, dalla cui conoscenza scaturiranno nuove forze e soprattutto il  coraggio e la determinazione di portare quella nuova consapevolezza all’esterno, nelle relazioni quotidiane, intime, amicali, sentimentali.

Nella relazione d’aiuto, per arrivare a costruire una confidenza e fiducia sufficiente e necessaria a lavorare con contenuti emozionali potenzialmente dolorosi, il counsellor dovrà trasmettere in maniera inconfutabile la propria posizione empatica nella costruzione di un’alleanza in cui ogni punta d’iceberg è compresa e benaccetta.

Questo presuppone la fede nell’essere umano quale protagonista della propria vita anziché il destino o la casualità; non si possono cambiare le altre persone ma nuovi atteggiamenti stimolano irrevocabilmente un mutamento negli altri e la nascita di relazioni più autentiche e interessanti.

Per quanto possa esserci ancora dentro di noi quel bambino che non è in pace, piange e vuole essere riconosciuto, siamo volenti o nolenti adulti responsabili delle nostre di scelte e come tali possiamo decidere se rimanere intrappolati in dinamiche insane e ripetitive, passando la vita a ricoprire alternativamente i ruoli di vittima e carnefice o possiamo decidere di agire creativamente per modificare il corso degli eventi.

Mettere in scena le nostre fissazioni e calarci, amplificandole, nelle difficoltà reali, serve a comprendere i bisogni sottostanti e a prendere in considerazione in ugual misura tutte le nostre parti interne, per farle interagire tra loro e per integrare perché possano ognuna occupare uno spazio dentro di noi. Questo è essenziale per far sì che gli aspetti rifiutati, carichi di energia, non diventano i tiranni della nostra vita interna, e perché abbandonare anche solo in parte i comportamenti ripetitivi per dare spazio al nuovo, è difficile e complicato come abbandonare qualcosa di comodo e conosciuto per entrare in uno spazio, almeno inizialmente, scomodo inquietante, impegnativo.

Con l’osservazione attenta delle nostre abitudini ripetitive e l’ascolto di ciò che producono relazionalmente, siamo in grado di individuare sia i nostri bisogni sottostanti sia i nostri tentativi di manipolazione. Le resistenze che mettiamo in atto, infatti, sono sì strategie di adattamento per difenderci e reagire alle frustrazioni subite, ma sono allo stesso tempo il tentativo di indurre e ottenere dagli altri, risposte a noi utili.  Allinearci con la nostra natura evolutiva per adeguarci ad un “movimento sano” significa sfidare la paura della fragilità che sarà sempre meno intensa quando avremo più chiaro la bellezza del intensità nel contatto autentico con l’altro.

I nostri vissuti e le nostre esperienze compongono la nostra storia e ci portano a essere ciò che siamo oggi indicandoci la strada per procedere in termini di auto-affermazione, coraggio di esistere con originalità, ispirazione e saggezza: su questa via l’ascolto del corpo e la comprensione intuitiva del nostro sentire è il cardine.

Nei momenti in cui, riconoscendo i nostri bisogni, emozioni e tendenze ci sentiamo in grado di agire con intelligenza attivando le nostre risorse interne per trovare modalità congrue a procedere nel qui ed ora, possiamo assaporare il piacere della realizzazione perché, come dice C.Jodorowsky, “Siamo portatori sani di soluzioni”.