Arteterapia e Teatroterapia

L’interesse per l’arte come strumento nella relazione d’aiuto è dato innanzitutto dal grande valore di esprimere se stessi così come si è che porta a un sentimento di condivisione e benessere; nei tempi antichi infatti la danza e il teatro erano praticate come forme terapeutiche prima che artistiche.

Nel gesto creativo sono esclusi i censori e l’espressione del proprio mondo interno avviene senza filtri, in modo semplice e diretto. Mentre siamo impegnati a realizzare un’opera, una scultura, un dipinto, un brano musicale, una pièce teatrale, un canto, uno scritto, una pittura, non ci rendiamo conto che stiamo parlando di noi. L’immersione nell’esperienza produce una sensazione di oblio e “l’osservatore” quasi sempre all’erta, ci dà tregua, smettendo di interrompere il processo creativo con critiche e giudizi. Quando comunque si affaccia il blocco è importante riconoscerlo, entrare profondamente in esso per potersi abbandonare nuovamente al flusso.

Nell’Arteterapia ad approccio gestaltico non vi è critica né interpretazione dell’esperienza, poiché la finalità ultima non è estetica ma etica. Ovvero:

  • sperimentarsi nella propria autenticità, fra desideri e paure;
  • imparare a stare in contatto con se stessi e riconoscere i propri sentimenti;
  • rompere con i soliti schemi e affrontare i cambiamenti nella propria vita.

Il processo creativo inizia con il lasciarsi andare così come si è; si rivelano pensieri, impressioni, desideri con la complicità del mezzo artistico qualsiasi esso sia. Inizialmente si ha una sensazione di rigidità, di vuoto, di ansia, non si sa cosa fare, cosa dire: si avverte solo la paura di sbagliare, paura di “entrare in scena”, paura del “foglio bianco”. In quei momenti non è importante “sapere” ma iniziare a muoversi per attivare il flusso creativo fino a quando esso prende vita e diviene impetuoso, travolgente, procedendo per un impulso interno.

Straordinario in ogni forma d’arte è il valore dell’improvvisazione poiché stimola la persona a esprimere momento per momento il mutare di pensieri e sentimenti con libertà e immediatezza. L’artista raggiunge l’apice quando, mettendosi a nudo, si concede con energia e impegno: sono momenti in cui il rivelarsi è fonte di grande forza interiore e auto-determinazione.

Non vi sono persone creative e altre no, ma persone che accettano di rischiare e di mettersi in gioco e altre che non accettano di correre il rischio di sembrare strani, assurdi o sbagliati. Esporsi ha un costo alto in termini narcisistici, ma è uno sforzo ben compensato poiché un grosso peso nella vita se ne va: quello di fare le cose per essere apprezzati dagli altri, anzi finalmente ci si permette di agire secondo il proprio intuito e sensibilità.

Arteterapia e Counselling: percorsi d’Arte

In una relazione di Counselling, quando si avverte che il dialogo non è la strada migliore poiché la persona prova difficoltà a esprimere i propri sentimenti, il linguaggio dell’arte, che è un linguaggio corporeo, rende più semplice e diretta la comunicazione. Entrambi, Arte e Counselling sono percorsi d’arte, portatori di alto valore etico e in grado di accompagnare la persona nei percorsi di vita più disparati, rendendola responsabile di sé e capace di auto-aiuto. Entrambi volti a recuperare la capacità delle persone di ascoltare le proprie emozioni e bisogni, di ampliare la propria consapevolezza, di creare uno spazio relazionale nuovo in cui può nascere un qualcosa di creativo e profondamente autentico.

Teatroterapia e Psicodramma

Il teatro ha la peculiarità di rappresentare sul palcoscenico la realtà della vita; per questo motivo gli è stato attribuita, fin dai tempi antichi, una funzione terapeutica da cui sono nate le prime forme d’arte scenica: i riti sciamanici in cui l’azione teatrale era metafora di un passaggio nel percorso di crescita spirituale e sociale.

Il riconoscimento della connessione esistente tra creatività e cura ha poi contribuito a mantenere quest’ottica, per cui ancora oggi si conferisce al teatro un forte valore psico-educativo nel processo di crescita e sviluppo degli individui. Due sono le metodologie più conosciute: lo Psicodramma ideato dallo psichiatra J. Moreno con il Teatro della Spontaneità e il Teatro d’improvvisazione ideato da K. Stanislavskij e proseguito dal suo allevo J. Grotowski, che hanno ispirato F. Perls nella Gestalt Therapy, denominato in seguito Teatroterapia e utilizzato come momento di cura e parte integrante della sessione, per ogni fascia di età e in svariati setting e approcci terapeutici.

Lo Psicodramma è un approccio terapeutico a sé stante che consiste nel mettere in scena, da parte del paziente, aiutato dal terapeuta e dalla partecipazione dei presenti, avvenimenti significativi della propria storia personale: un sogno, un episodio dell’infanzia o del presente, al fine di far emergere i conflitti inconsci e arrivare, tramite la consapevolezza e l’occasione catartica, a un riequilibrio emozionale. La prima rappresentazione che nel 1921 Moreno mise in scena in un teatro viennese consisteva in una sedia vuota posta sul palcoscenico, su cui i presenti in sala erano invitati a sedere per provare ad essere Re per una sera! In questo tipo di pratica il pubblico è chiamato ad essere attore e mettersi in gioco, indossando i panni di un altro per aggirare le proprie resistenze e arrivare così al nucleo dei propri problemi, conflitti, nevrosi.

Diversamente il Teatroterapia ha una enorme flessibilità metodologica e si svolge in gruppi di lavoro: ai partecipanti – individualmente, a coppie, o a piccoli gruppi- viene lasciato uno spazio temporale in cui stare in scena, mentre gli altri fungono da spettatori, realizzando così una polarità ulteriore di comunicazione e contatto. Nel momento scenico i pazienti-attori sono chiamati all’azione, al movimento, al contatto fisico: si crea una profonda connessione fra le persone perché corpo, sensi, emozioni e mente si esprimono all’unisono, in contrasto con le varie forme di terapie solo verbali. Il coinvolgimento così vissuto porta a un’espressione più completa, creativa e autentica, a un accesso al proprio mondo interno anche per la sperimentazione di ruoli nuovi ed alternativi. Lo spazio scenico-terapeutico diventa il luogo della creatività in cui immaginazione, illusione, gioco e mito sono accettati così come l’immedesimazione nei personaggi interni più differenti e strampalati.

Entrambi i metodi fanno uso di forme artistiche per stimolare il processo terapeutico e inducono partecipanti e terapeuta ad attingere alle proprie risorse creative, il che rappresenta in sé una potente spinta nel processo di trasformazione. Si potrebbe dire che lo Psicodramma è più provocativo e il Teatroterapia più evocativo e metaforico, e per entrambi i messaggi che vengono comunicato, verbalmente o non verbalmente, provocano una forte risonanza in tutti gli altri.