La Relazione che Cura

Laura Licandro

Questo corso di counseling relazionale ha un titolo suggestivo e ispiratore, tratto dal libro di Margherita “La relazione che cura”, che porta a sentire nell’immediato la forza dello stare in relazione, intesa come una capacità da apprendere fatta di ascolto, benevolenza, autenticità.

Fare Counseling è iniziare un percorso che presuppone un desiderio di accompagnamento.
C’è stato un momento da bambini in cui abbiamo sentito una mancanza profonda, per sopravvivere alla quale abbiamo costruito un’armatura, il nostro carattere. Lo stesso che ora, da adulti, ci crea difficoltà nelle relazioni nelle quali in genere cerchiamo di sanare le nostre ferite antiche attraverso l’altro; solo quando smettiamo di mettere in atto questo meccanismo di cercare la salvezza nell’altro, qualcosa può cambiare e possiamo arrivare alla soddisfazione.

Non è facile imparare ad agire una modalità diversa; un movimento nuovo non viene mai spontaneo, quello che viene immediato è ciò che si è imparato da tutta la vita. Noi tutti abbiamo bisogno di relazione, di cura e di contatto ma, non avendone sperimentato nell’infanzia le qualità essenziali, siamo in difficoltà da adulti a creare rapporti soddisfacenti, autentici e non manipolativi, a riconoscere l’amore e a non scambiarlo con il potere, l’approvazione, l’avere ragione.

Counseling vuol dire usare l’etica e la logica, seguire ciò che è buono per la persona più che ciò che è giusto, fare ragionamenti lineari anziché aggrovigliarsi in matasse che girano attorno a se stesse. Il Counsellor è una persona che si è resa esperta delle dinamiche interpersonali e accompagna il cliente a scoprire il suo mondo interno per ricondurlo a se stesso, cosa sente, cosa pensa, cosa desidera, cosa vuole dire o fare, affinché questa consapevolezza possa ricadere nel suo mondo relazionale e complessivamente nella sua esistenza. Per far questo la persona deve assumersi la responsabilità del proprio operare e prendersi il potere di cambiare le cose.

Nella mia esperienza, fatta di anni di formazione prima di tutto come persona, ho sperimentato quanto importante sia la connessione e la forza che si instaura nella relazione terapeuta-paziente. Attraverso questa relazione ho recuperato la consapevolezza di me; sentendomi ascoltata empaticamente, con partecipazione e senza giudizio, ho potuto lasciare emergere bisogni, desideri e blocchi, scoprendo che anch’essi fanno parte del processo, e ho trovato il coraggio di mettere in atto il mio potenziale creativo.

Gestire le emozioni, imparare a riconoscerle e a lasciarle esistere dentro di me è stato un processo fondamentale, mentre oppormi e rifiutarle voleva dire essere in continua lotta contro di me. Ho capito che potevo viverle senza paura di rimanerne schiacciata perché hanno un loro ciclo vitale che porta alla trasformazione, e quindi anziché restare un’arrabbiata cronica ho potuto usare quell’energia per dare forma ai miei desideri, alla mia vita.

La relazione di counseling mi ha “insegnato ad aiutarmi”. Da qui parte la cura. Vi sono stati tanti momenti in cui mi sono data il permesso di perdermi, pur sentendomi sospesa senza i soliti punti di riferimento sicuri, ma dopo poco arrivava sempre il desiderio di cambiamento: cambiamenti piccoli, quotidiani, nel mio rapporto di coppia, con i miei figli, con i miei genitori e nel mio modo di stare in relazione con gli altri in generale. Mi sono data il premesso di essere una compagna, una mamma, una figlia e una donna a modo mio e di mollare il copione che mi rendeva perfezionista e arrabbiata. Se sono in grado di ascoltarmi e sapere cosa è buono per me, posso smettere di interpretare ruoli ed essere più generosa e autentica nelle relazioni con gli altri, verso un modo di amare fatto di accettazione, passione e libertà.

In questo corso ci concentreremo sull’ascolto, la consapevolezza, le emozioni e la capacità di avere relazioni di valore partendo da noi stessi, perché solo se sappiamo capirci e sentirci, possiamo entrare nell’universo dell’altro per comprenderlo empaticamente.

Entrare nel processo creativo sarà il nostro strumento per connettere emozioni, mente e corpo in modo intuitivo e diretto. Così come l’artista che, immerso nel presente, entra in quel vuoto in cui tutto può essere e nulla è, portando la sua opera ad un qualcosa di autentico e straordinario che arriva al cuore delle persone, ci metteremo in gioco, ci permetteremo di fare esperienza, di esprimerci, di sbagliare, di mostrarci così come siamo svelando il nostro mondo interno e i nostri conflitti, al di là delle nostre resistenze.

Vorrei darvi una diversa visione del conflitto prendendolo in considerazione come un’opportunità da comprendere e non da rifiutare perché ci mostra le differenze, non solo con l’altro, ma anche fra me e me, fra Laura che desidera una cosa e Laura che ne desidera un’altra e che quindi mi costringe ad accogliere una visione più creativa e più aperta della vita e a fare scelte che non avrei mai immaginato. Accettare di non essere perfetti apre al desiderio, a nuove visioni e al coraggio di cambiare.