I Veri Saggi

Serena Canonico

I bambini quando sono amati, riconosciuti nella loro diversità, guardati con fiducia diventano maestri di autenticità, sanno riconoscere i loro desideri e vivere appieno.

Il mondo che voglio inizia con gli occhi curiosi dei bambini, prende vita tra le loro storie fantastiche e le domande infinite, si colora dei loro sorrisi, delle urla e dei sussurri. Voglio un mondo creato dai bambini, mi fido di loro, ne sanno di più perché sentono di più, sono continuamente attratti da quello che desiderano e da ciò che li fa stare bene e si fidano di quello che sentono buono, anche quando significa stare alle regole.

Voglio un mondo così perché da cinque anni a questa parte sono testimone della magia che accade quando faccio un passo indietro e anziché indirizzarli da qualche parte sono io a seguirli. Ho iniziato dicendo “faccio l’educatrice” poi sono passata a “lavoro con i bambini” e ora dico felicemente “lavoro per i bambini”. È quello che ogni adulto dovrebbe fare, genitore o educatore che sia, essere lì per loro, un passo indietro per seguire la loro direzione e sempre pronti a dare una mano se serve.

La scuola che ho creato insieme alla mia socia ha preso la forma di tutto quello che si è detto in questo convegno, dell’importanza di sentire ed accogliere tutte le emozioni sempre, anche quelle tacciate per negative, perché mi indicano dove voglio andare e mi fanno capire cosa voglio fare.

L’educazione emotiva con i bambini è fondamentale, ogni scuola dovrebbe averla non come materia ma come “credo”. E’ stato chiarito anche dagli studi sulle neuroscienze che quando siamo stressati, l’attività neuronale del cervello per l’apprendimento è bloccata e non possiamo aprirci ad accogliere nessuna informazione che arriva da fuori. Lo stress lo viviamo ogni volta che decidiamo di non ascoltare le nostre emozioni, i nostri desideri e bisogni e facciamo altro.

Oggi si parla molto di bambini con difficoltà dell’apprendimento, dell’attenzione e molte altre etichette e non ci stiamo facendo la domanda più importante “come sta questo bambino?” e insieme “come stanno i suoi genitori?” perché è tutto assolutamente connesso e imprescindibile. Un adulto soddisfatto cresce dei bambini soddisfatti, un bambino che sta bene si apre alla conoscenza, alla sperimentazione, si appassiona e crea il suo mondo.

Nella nostra scuola tentiamo ogni giorno di aiutare ogni bambino a sentirsi soddisfatto e desideroso. Perché il desiderio, l’amore, la fiducia sono il motore, la linfa vitale senza cui non ci si muove. I nostri bambini, io ancora non ho figli ma sento di averne già una quarantina, si muovono alla scoperta quotidiana di una parte di sé e di un pezzetto di mondo e noi abbiamo il compito – perché i compiti li facciamo noi adulti non loro – di accogliere ogni brillio dei loro sguardi, di rispondere in maniera onesta ad ogni domanda, di tenerli a contatto con le loro emozioni anche quando sono arrabbiati o sofferenti, di non giudicarli mai, ma aiutarli a stare nei conflitti senza scappare, incoraggiandoli a trovare una soluzione, a rispettare gli altri; abbiamo il compito di stare un passettino dietro a loro, mai davanti perché da lì non riusciremmo a vederli, appena dietro pronti a sostenerli se serve, a fornire gli strumenti necessari, a spronarli ad andare avanti fino a quando sentiranno la voglia di prendere la loro strada e costruire un mondo in cui continuare a muoversi nella stessa maniera in cui noi saremo stati capaci di crescerli.

Qualcuno ha detto “i veri saggi intorno a noi sono quelli che non superano mai un metro di altezza” e sono proprio d’accordo. Dopo aver iniziato il mio percorso con Margherita, dopo essere diventata counsellor ed educatrice ho capito finalmente che non siamo noi “grandi” ad avere le risposte ma sono proprio loro, i bambini, come le avevamo anche noi tempo fa. Il percorso educativo che proponiamo nella nostra scuola gestalt è sì rivolto ai bambini ma il vero lavoro lo fanno i genitori che coraggiosamente decidono di mettersi in discussione e di ricordarsi dei bambini che sono stati, di trovare un modo migliore per stare nelle relazioni ed essere così un sano esempio per i propri figli.

Ci muoviamo alla stessa maniera nella ricerca degli educatori, valutando più che i riconoscimenti formativi, l’empatia, l’umiltà, la predisposizione a lavorare su se stessi, a sperimentare nuove modalità, a seguire i bambini. Ecco come mi immagino il mondo creato da questi bambini e quello è proprio il mondo che vorrei.