Animare Nuovi Desideri

Monica Ogaz

Creare un nuovo mondo è come iniziare un nuovo quadro, si parte dal non sapere, da quel vuoto interno, difficile e pauroso, per riscoprire la meraviglia dei desideri.

Ovviamente è difficile pensare di poter creare un “mondo nuovo”, è come quando penso di dover fare un quadro che sia completamente diverso da tutto ciò che è stato fatto fino ad ora, qualcosa di super originale, nuovo e spontaneo…il solo pensiero mi mette ansia e blocca qualsiasi flusso creativo. Ma quello che penso nella creazione di un nuovo mondo è cosa posso fare di diverso con quello che ho? Cosa posso cambiare nel mio modo di affrontare il quadro è non solo, anche la vita….? Cosa voglio fare con quello che c’è?

Stiamo vivendo un momento particolare e credo che stare nel momento presente sia qualcosa di importante. La pandemia in questo contesto è venuta a riconnetterci con l’essenzialità, quelle cose fondamentali che senza preavviso possono mancare e ci siamo ritrovati chiusi, impauriti, senza chiarezze. Come un salto forzato nel vuoto. Un vuoto che non è stato cercato né voluto in cui non sappiamo muoverci e non lo sappiamo perché è difficile stare nel vuoto, nel non sapere, è complicato non avere progetti, idee, futuro. Il vuoto non è accettato, conosciuto e tanto meno vissuto nella nostra cultura. In Gestalt, come nell’Arte e nella vita, quel vuoto è uno spazio fondamentale, stare nel vuoto permette di dare spazio al nuovo, di porci delle domande, di non sapere ma di aprire lo spazio alla creazione di nuovi desideri.

Pensare a un nuovo mondo ha un qualcosa di utopico, complicato, di enormi dimensioni con un senso di: tanto niente cambierà mai. Ma c’è un piccolo cambio locale, interiore che è quello che mi interessa: non mi interessa creare il quadro mai realizzato! Ma mi interessa il modo in cui mi avvicino alla tela bianca e mi faccio sorprendere e trasportare dal quadro. Lasciare andare le aspettative e stare in quello che c’è. Viviamo pieni di aspettative, e oggi forse possiamo sentirlo ancora di più, il fatto di non voler accettare ciò che sta succedendo, di non voler vivere quello che stiamo vivendo, di non sapere cosa succederà e di stare nell’ignoto. È qui che l’arte in generale, ma per me la pittura ci dà degli insegnamenti rilevanti.

Quando mi metto davanti alla tela bianca pronta per dipingere, ma con una idea su come deve essere il quadro sicuramente rimango frustrata, bloccata, rigida. Soprattutto perché il mio modo di dipingere inizia senza un modello di riferimento non è una copia, tanto meno una pittura realistica. La mia è una pittura di pancia e di emozioni, qualcosa che si manifesta dal profondo, dal mio sentire per venire fuori colori, linee, emozioni e movimento. Se ho in mente una idea, diventa quasi un impedimento, un limite che mi allontana dal momento presente da quello che sta succedendo nel qui ed ora in questo caso una idea prefissata una aspettativa mi allontana da me dal quadro, da questa danza che si crea fra noi.

Le aspettative in questo tipo di pittura, come nella vita possono creare una infinita frustrazione quando il risultato è completamente diverso da quello che volevo, ci succede con i colori i materiali artistici ma anche come con le persone e le situazioni che viviamo. Per me dipingere in questo modo, diventa un allenamento da portare al di là del quadro, nel quadro mi ascolto, sento, decido, cambio prospettiva, lo giro, aggiungo, tolgo, modifico, prendo dei rischi.

Imparo che ci sono delle cose che non dipendono interamente da me, ad esempio: la reazione dei materiali o il modo in cui alcuni colori si mescolano fra di sé. Ma se io questo lo applico al di là del quadro? Se lo colloco nella mia vita, mi posso domandare: Cosa vuoi con fare con questo? Cosa puoi fare? Imparare? Cambiare? Modificare? Voglio rimanere attaccata alla mia idea su come dovrebbe essere il quadro o la mia vita o posso prendere quello che l’esperienza attuale mi sta dando?

Posso allenarmi utilizzando la pittura a fare delle cose diverse, il quadro è solo carta o tela, si può rovinare è il posto perfetto per rischiare, dove non perdo niente, ma posso conoscermi meglio, dove posso incontrare delle parti di me che magari non stavo esprimendo o ascoltando.

La pittura mi permette di aprirmi al cambiamento, di lasciar andare, di osare, ma soprattutto è una esercitazione a stare nel qui ed ora, a sentire quello che accade senza giudicare ogni pennellata.   Per poter entrare in quello spazio di non sapere, di non avere risposte, è li dove nasce la creatività, l’intuizione e quelle risorse preziose che ci aiutano a sopportare questi vuoti.

Quando mi permetto di non sapere mi apro al nuovo, a immaginare nuovi scenari, modi di fare, desiderare: che tipo di quadro voglio per me? Che tipo di vita? L’unica cosa che posso controllare è la mia reazione davanti al quadro e a quello che mi sta succedendo. La pittura apre lo spazio al nuovo, un terreno protetto dove le cose possono succedere dare possibilità alle cose di cambiare, di lasciare andare, di trovare forme nuove e poi integrare questo processo per fare che questa esperienza vada al di là del quadro.