Testimonianza di un’esperienza

Monica Ogaz

Uno degli strumenti che mi ha dato la Gestalt è parlare in prima persona.

Ho due grandi maestri, Leonardo e Paola, i miei figli. Loro mi hanno insegnato tante cose, soprattutto ad abbattere i muri, togliere il controllo e fluire. Paola ha un anno e mezzo, è nata podalica, con il taglio cesareo.

Ho sempre pensato che non avrei mai assolutamente mai fatto un taglio cesareo. Gli ultimi mesi della gravidanza soffrivo a questo pensiero: mi mettevo a testa in giù, gattonavo a quattro zampe per casa, mi stendevo sull’asse da stiro appoggiato sul divano, agopuntura, pozioni magiche, manovre mediche, ma Paola non si girava, niente le faceva cambiare idea. Lei è nata podalica. In modo veloce, senza travaglio, completamente diverso da quello che avevo immaginato e vissuto prima con Leonardo.

Questo fa parte della mia maternità, lasciare andare le mie idee preconcette per stare in ciò che c’è davvero. Vedere i miei figli per quello che sono e non per quello che io vorrei fossero. Tutti i giorni quando riesco, non sempre riesco, a fluire mi faccio sorprendere da loro. Imparo ogni momento, a osservare le formiche, a rallentare, a mettere una catena alla bici, a vedere le loro conquiste che non sono le mie, io conquisto la perdita del controllo, conquisto fluidità.

Loro mi fanno mettere in pratica ciò che il counseling mi ha dato come l’empatia, mi trovo a identificarmi in loro e sentire cosa stanno sentendo, qual è l’emozione che prende il sopravvento. Mi ritrovo a dire: Leonardo senti la tua rabbia, dalle voce, tirala fuori! E la cosa bella è che funziona.

Settimane fa Leo doveva fare la prova di calcio, era strano e a un certo punto gli ho chiesto cosa c’era e lui dice PAURA, al che ho raccontato una mia esperienza personale. Gli ho detto: sai amore quando sono arrivata dal Messico ero sola sull’aereo e morivo dalla paura, ma il fatto di essere venuta in Italia anche con paura mi ha fatto incontrare il babbo e ora ci sei tu! Meno male ho affrontato la paura no? Lui era contento e quasi fiero, ho aggiunto: ci sono cose che facciamo anche con paura, ma che poi valgono la pena, abbracciala questa paura! Mentre entrava in campo, dove non conosceva nessuno, da lontano lo vedevo che ogni tanto, senza farsi vedere, abbracciava se stesso… dopo poco giocava con tutti e non ha voluto saltare un allenamento fino ad oggi; la sua paura è durata sicuramente meno della mia!

Leonardo è molto vivace: eravamo in giardino con altri bambini e mentre lui si arrampicava su un albero io ascoltavo le mamme attorno a me che dicevano: ora cadi, ti fai male e mi guardavano male, ma lui guardava me che dicevo: so che c’è la fai Leo sei capace, guarda solo dove metti i piedi!

Questo è quello che io vorrei per loro, dare fiducia e amore incondizionato come loro danno a me.

Mi rendo conto che non sono, non sarò e non voglio nemmeno essere la mamma più brava della storia, però sono contenta di poter mettere in pratica quello che la Gestalt mi ha dato, ma soprattutto permettere a loro due, ognuno nel proprio modo cosi unico e diverso, di essere se stessi, e io provare a non mettere del mio, ma stare nel loro sentire, nel loro fare.

Essere una mamma “gestaltica” mi ricorda che loro non sono me, e la loro strada non è la mia, voglio accompagnarli e vedere come creano la loro.