Creatività: il più significativo strumento di auto-aiuto dell’essere umano

Dott.ssa Margherita Biavati

Innanzi tutto voglio ringraziare tutti voi di essere qui presenti a un evento per noi davvero importante: il primo convegno dell’Istituto Gestalt Bologna sulla creatività. Ho fondato l’Istituto Gestalt Bologna nel 1997 e da allora mi occupo di Counselling. Ho sempre avuto un interesse particolare verso la figura del Counsellor che solo ora è stata riconosciuta professione a livello giuridico con la legge del gennaio 2013, l’ultima legge del precedente governo.

Quello che mi ha sempre affascinata nel Counselling è l’opportunità opportunità che offre di essere rivolto a tutti. Il Counselling non è psicoterapia ma una professione che si occupa del BENESSERE delle persone a tutto tondo, dei “sani nevrotici” come più o meno siamo tutti noi, una terapia per sani come direbbe Fritz Perls. C’è una grande suggestione in questo ed è che non importa essere malati per ammettere di non sapere tante cose sulla comunicazione umana e sul vivere; il Counselling si propone come un’opportunità per imparare a vivere meglio, a vivere creativamente.

Il percorso formativo quindi è molto di più di una formazione professionale. Il principale obiettivo è formare persone perché possano vivere meglio la loro quotidianità e le relazioni, in primo luogo quella con se stessi. La relazione con se stessi è il focus di qualsiasi percorso spirituale. Qualsiasi percorso che si occupa del benessere delle persone focalizza l’attenzione su consapevolezza e creatività. Perché solo accorgendoci di ciò che sentiamo e facciamo possiamo migliorare e scegliere strade più soddisfacenti per noi stessi.

Arrivo così al tema dell’intervento: “La creatività come strumento di autocura dell’essere umano”. L’etimologia delle parole creatività e crescita è la stessa e il significato che le accomuna è che indicano una trasformazione. Nella crescita la trasformazione è molto semplice e naturale: guardate il processo di trasformazione di un bambino che diventa adulto, poi vecchio; dalla nascita alla morte l’uomo ha una trasformazione che va avanti da sé e che è molto visibile!

In questo processo di crescita e trasformazione che dura tutta la vita quello che fa la differenza è come noi ci poniamo: da soggetti attivi o passivi, da persone attive e creative che vogliono influire sulla realtà, pilotare le proprie scelte, perseguire i propri sogni, o da persone che aderiscono passivamente alle scelte volute da altri.

Essere creativi non significa avere talento, la creatività non la si possiede, non è un aspetto del carattere ma è una situazione in cui uno decide di calarsi oppure no. Vi sono persone con tantissimo talento ma senza coraggio che non osano mai far entrare nella loro vita qualcosa di nuovo.

Ogni essere umano ha diritto alla realizzazione personale, ma solo alcuni la perseguono; altri trovano più semplice la via della sicurezza e della stabilità; il quieto vivere.

Lo sviluppo creativo è un viaggio verso se stessi che allarga la coscienza e il sapere di tutti. Per essere all’interno del processo occorre essere disponibili al movimento: lasciarsi andare, abbandonare la nostra costante propensione al controllo. Non è possibile predeterminare la successione degli eventi. Possiamo agevolare in mille modi la crescita di un figlio ma non possiamo sapere dove questa spinta lo porterà! Possiamo agevolare in mille modi la creatività di un cliente ma non possiamo sapere quali saranno in seguito le scelte personali dovute a questa apertura.  Uguale dicasi quando ci prendiamo cura di noi stessi e i figli siamo noi.

Il processo creativo porta dal conosciuto al non conosciuto; possiamo definirlo come la lotta per superare i limiti che ci condizionano, per andare oltre.

Affrontare i limiti rafforza: le persone sviluppano la loro intelligenza, la loro forza e temprano il carattere per resistere alle continue difficoltà che si presentano.

La creatività porta alla libertà di scelta, al piacere, alla gratificazione, all’amore ma può anche portare al fallimento e alla disillusione. Quindi richiede coraggio: il coraggio di rischiare, di uscire dalla strada tracciata, di perseguire i propri sogni al di là delle aspettative familiari e sociali. Il coraggio è molto diverso dalla testardaggine o dall’orgoglio: è la capacità di andare avanti nonostante la disperazione e i dubbi.

Ci sono limiti fisici, materiali e limiti metafisici, immateriali: per esempio ognuno di noi è nato in una certa famiglia, in un certo paese e in un certo momento storico e in questo non vi è libertà di scelta. In parte possiamo sicuramente andare oltre i limiti del nostro background familiare ma quello che è importante è riconoscere la propria verità… Riconoscere il proprio punto di partenza è essenziale per ogni espansione, cambiamento, trasformazione.

Il flusso creativo è un succedersi continuo di differenti fasi che vanno dalla scoperta, al blocco, al superamento del blocco, all’integrazione. Sono fasi che s’intrecciano in modo complesso, non sono mai passaggi in linea retta. I circoli viziosi, le frustrazioni e le disillusioni sono impossibili da controllare o annullare, ma il fatto di sapere che sono fasi inevitabili del processo  può aiutare a non mollare quando tutto sembra troppo difficile.

La creatività è un processo di ricomposizione di forme già esistenti. Nessuno inventa nulla dal nulla. Per esempio un attore che improvvisa e cattura per la sua naturalezza e immediatezza… Questa non ha molto a che vedere con la spontaneità perché è stata raggiunta dopo anni di duro lavoro su se stesso… Le persone non creano dal nulla ma ricompongono le forme in modi diversi aiutati dall’impegno e dall’intuito.

Quindi per accedere a situazioni creative bisogna saper reggere l’impegno e l’ansia per l’insicurezza dovuta al non sapere dove si arriverà, ritenendo affascinanti e non “da sopportare” questo impegno costante e l’ansia di non sapere. E così pure bisogna essere attratti dalla liberazione dei sensi di colpa per la distruzione di ciò che c’è già, per fare posto al nuovo che si sta creando.

L’impegno al servizio delle nostre intenzioni crea forza e auto-determinazione, mentre l’indifferenza verso i nostri desideri genera un senso di depressione e estraneità. Se si abbandona la sfida, la vita torna a essere grigia e pesante, se invece si continua a seguire il corso delle proprie aspirazioni, qualcosa di nuovo, non tracciato in precedenza dalla famiglia o dagli input sociali, prende forma.

Per gli esseri umani la competizione e la conquista di nuovi territori sono necessarie come lo è il sangue che scorre nelle vene; ma spesso questa energia vitale è privata del suo senso primario, come quando viene tutta rivolta verso situazioni come il “tifo” sportivo che pur dando un brivido è assolutamente “sterile” perché non porta nessun cambiamento nella vita reale.

La creatività è un processo etico auto-curativo, perché va verso un qualcosa dotato di valore e di senso per la persona che lo persegue ed è un movimento personale che non può essere fatto da altri. Il premio è che riempie il cuore di passione e di eros: l’esperienza è assimilabile a quella dell’innamoramento.

La valenza etica è diversa dalla valenza morale; andare verso quello che è buono è diverso che andare verso quello che è giusto. Impegnarci per fare una cosa buona per noi, impegnarci per realizzare i nostri sogni, dà senso alla vita e allontana la depressione, mentre fare una cosa giusta può anche dare soddisfazione ma di sicuro non riempie il cuore.

Un concetto essenziale in gestalt: il benessere si basa sull’autoregolazione organismica, cioè confida nella saggezza del corpo, il solo che può dare indicazioni buone ognuno per sé; tra l’altro non esiste la cosa giusta in assoluto. Ma la saggezza, il senso del buono, ha un gusto sottile, un odore sfumato, non forte come quello di avere ragione.

Quando si parla di creatività si intende sempre di un incontro fra due poli: il soggetto e l’oggetto per esempio il pittore che dipinge l’albero e nel dipingerlo lo trasforma secondo la propria percezione; uno è l’emisfero destro del cervello che sovraintende le funzioni sensoriali e intuitive, l’altro è l’emisfero sinistro che sovraintende le funzioni logiche e  razionali. Ancora più interessante è quando una soggettività incontra un’altra soggettività: è sempre un incontro, dove nessuno è oggetto e le due persone si influenzano a vicenda: è il coraggio relazionale, lasciarsi attraversare dalla soggettività dell’altro per poi ritrovarsi diverso. Caratteristiche dell’incontro sono l’intensità e la passione intese non come quantità di emozioni ma come qualità dell’impegno che può esserci anche nelle piccole esperienze quotidiane.

Si può apprendere a essere creativi? La creatività è più che altro una scelta, un gusto: la passione per il rischio e l’avventura del vivere. Essere creativi significa essere vivi, folli, affascinati dalla vita fino a rischiare tutto. Si può apprendere ad essere creativi dall’esperienza del gioco. Il gioco è libertà di essere e di fare senza arbitrarie restrizioni, espandendo il campo d’azione, stimolando la flessibilità, riorganizzando le proprie capacità per usarle in modi imprevisti.

Quando i bambini giocano a lego prima seguendo le istruzioni poi gettandole via e impegnandosi seguendo la spinta interiore, questo è intrinsecamente soddisfacente. L’eros e il piacere sono la ricompensa; quando la mente è proiettata a ottenere un riconoscimento non è più gioco.

Lo sviluppo delle capacità creative, se avviato da giovani, porta a saper vivere e a entrare con coraggio nel non conosciuto che solo pochi sono in grado di realizzare.

Per creare liberamente si deve dominare una tecnica, penetrare nel flusso e poi sparire, lasciarsi trasportare; Il dialogo tra immaginazione e disciplina, passione e precisione, oscilla in avanti e indietro. Siamo creativi quando abbiamo i piedi per terra per l’incessante pratica e lo spirito in volo per le continue incursioni nell’ignoto.

Le motivazioni che portano le persone ad aprirsi alla creatività sono il desiderio di essere artefici della propria esistenza, la passione per la ricerca, la verità e la giustizia; tutti stimoli che hanno una stessa radice: il bisogno di amare.

Un altro aspetto molto importante del processo creativo è offerto dalle persone che lavorano insieme. Lavorare in team, porta ad entrare nel campo difficile ma fruttuoso della sfida e della collaborazione; c’è continuamente qualcuno, con un’altra personalità e un altro stile, con cui confrontarsi per avanzare. Ognuno porta nel lavoro un insieme di differenti energie e resistenze che provocano negli altri in parte nervosismo e in parte ispirazione.

Un vantaggio della collaborazione è che l’inerzia, che può disturbare molto nel lavoro individuale, esiste appena, inoltre è più semplice apprendere dagli altri che da se stessi perché le informazioni fluiscono e si moltiplicano facilmente

Allo stesso modo, quando nei gruppi di Counselling e Arteterapia le persone si svelano e risuonano le une con le altre, le loro anime si fondono insieme in maniera tale che respirano insieme, palpitano insieme, pensano insieme. La relazione d’aiuto per essere dotata di valore deve basarsi su una comunicazione creativa, che può verificarsi quando entrambi, Counsellor e Cliente, sono in contatto con il proprio sentire e si trasmettono l’un l’altro qualcosa di umanamente significativo.

Quando questo contatto sottile e profondo permette alle due persone di essere immerse nella ricerca di nuove forme creative, diviene per entrambi un immenso nutrimento dell’anima.