I conflitti nell’amore e nel counselling

Monica Ogaz

L’innamoramento è una terra promessa di un’immagine ideale ma è anche la porta d’ingresso per la costruzione di un legame.

L’innamoramento è quello stato in cui l’obiettività è poco presente, tendiamo a proiettare nell’altro ciò che vogliamo vedere, mostrando a nostra volta ciò che vuole vedere lui. In quel momento la cosa più importante è mettere in evidenza gli aspetti più belli e brillanti della propria personalità per far sì che l’interesse dell’altro cresca e la relazione possa evolversi e mantenersi.

L’altro diventa la terra promessa, la conquista da fare, la lingua da imparare, e l’innamoramento è più una relazione con me, poiché sono io a idealizzare e ingigantire la persona che ho di fronte, aspettandomi che lui sia tutto quello che desidero e di cui ho bisogno. Al tempo stesso l’innamoramento è la porta d’ingresso per la costruzione di una relazione e di un legame.

L’amore arriva in un secondo momento, quando la relazione e il legame diventano più forti e la persona riesce a mostrarsi nella sua totalità con gli aspetti positivi e negativi del carattere. Solo allora ognuno inizia a vedere l’altro per ciò che è veramente, con la sua parte luminosa e quella oscura, accettandolo nella sua interezza, per amarlo e accoglierlo in maniera completa.

La strada dell’amore è decisamente più complessa e ardua rispetto a quella dell’innamoramento in cui tutto funziona bene ed è bellissimo. Metaforicamente la relazione d’amore è un campo minato in cui ogni passo è rischioso: può portare unione, piacere, eros, fusione, ma anche l’opposto: conflitti, malintesi, rifiuti, litigi, scontri. L’incontro con queste difficili dualità giunge all’improvviso, dopo la fase paradisiaca, da cui non è facile scendere per accettare di vivere la realtà conflittuale che tutte le relazioni più o meno portano con sé.

Il conflitto rappresenta anche una grande opportunità di crescita personale poiché, avvenendo nel momento in cui la situazione non è soddisfacente, ciascuno dei partner si sente messo in discussione nella propria personalità, nei propri desideri e interessi. Quando tutto fila liscio difficilmente ci si guarda dentro, mentre nel conflitto si può trovare la spinta per ampliare la prospettiva e chiedersi cosa davvero non vada in quel momento, come sono io nella relazione con l’altro e che cosa vorrei cambiare di me ma non riesco.

Il conflitto diventa così una porta di accesso alla conoscenza di sé e del proprio carattere, un modo per osservarsi e prendere coscienza di ciò che si è. Quando mi guardo senza giudizi né critiche e mi accetto come sono, posso assumermi la responsabilità di continuare con i vecchi schemi o di provare a fare qualcosa di diverso, posso osservare cosa faccio e come lo faccio, come interagisco con l’altro e cosa creo nell’incontro.

Questo è anche quanto succede nella relazione di Counselling. Nei primi contatti il cliente mette in luce solo alcune parti di sé, poi piano piano, se la relazione prende il via, è disposto a mostrare altro.  All’inizio il counsellor diventa l’innamorato, la terra promessa da conquistare con il proprio fascino, la persona saggia che ci aiuterà dandoci le risposte di cui abbiamo bisogno. Quando la fiducia e l’interesse reciproco crescono, la relazione migliora: il contatto diventa più intimo e profondo e la persona sente di potersi aprire ed essere pienamente se stessa. Il Counsellor attraverso la sua presenza, la sua autenticità e partecipazione diventa fonte d’ispirazione per la costruzione di una relazione di reciprocità in cui le due persone si incontrano e, pur nei diversi ruoli, crescono insieme.

Durante il percorso ci saranno, come nella strada dell’amore, momenti d’incontro e di scontro: Il “cliente” incontrerà degli aspetti di sé che non voleva vedere, parti oscure, odiose e difficili da accettare, ma arrendersi alla realtà vera e contraddittoria piuttosto che alle immagini idealizzate è un grande passo per la propria crescita. L’accoglienza e l’accettazione del Counsellor si trasformano in accoglienza e accettazione di se stessi e questi sentimenti hanno un’inimmaginabile potenziale di liberazione rispetto alle costrizioni caratteriali. Una buona percezione di sé aiuta poi a stabilire con il Counsellor una relazione migliore e più soddisfacente, perché s’inizia a vederlo qual è nella sua umanità, senza doverlo idealizzare.

Le relazioni, di counselling e di coppia, sono specchi tramite cui incontriamo parti diverse di noi, osserviamo come ci muoviamo in relazione all’altro, quali reazioni creiamo, come viviamo il conflitto: se lo utilizziamo come spinta per rompere vecchi schemi e trovare risposte migliori e più funzionali o invece lo ignoriamo, lo rifiutiamo e lo convertiamo in rabbia o passività. Quando riesco a stare con autenticità nel conflitto consapevole del mio modo di essere, del mio sentire e reagire, la relazione diventa più solida e profonda, mi sento più sicura, aperta e pronta a spaziare creativamente; ma per raggiungere queste profondità è fondamentale essere empatici, sapersi mettersi nei panni dell’altro per capire il suo punto di vista, come vede il mondo con i suoi occhi.

Nel Counselling, come nella relazione d’amore, l’empatia è fondamentale per entrare in relazione con l’altro, immaginarlo nella sua esperienza di vita, nel suo malessere e per creare insieme un obiettivo, una prospettiva che dia senso alla vita e alla relazione stessa; poiché come counsellor non ho risposte, posso solo accompagnare l’altro a trovare le proprie e a prendersi la responsabilità delle sue scelte. L’arteterapia è, in tutto questo, uno strumento ideale perché con un linguaggio non verbale, invita le persone a svegliarsi a se stessi, a lasciare il controllo, mettersi alla prova e aprirsi al nuovo.

Non sfuggire al conflitto ci aiuta a capire che siamo esseri umani in movimento e le nostre relazioni non sono statiche, ma si trasformano in base alle situazioni e ai sentimenti reciproci; accettare la diversità ci aiuta a uscire dalla passività per accogliere il flusso della vita. Quando sono in contatto con le mie emozioni e con quelle dell’altro, riesco a essere autentica e mostrare me stessa senza dover dimostrare niente, succede qualcosa di fantastico perché l’altro che mi vede senza maschere, con la mia bella faccia e se lo conquisto sentirò d’essere amata.